Stephane Huchard

Nell’età in cui la maggior parte dei bambini gioca con le biglie, Stephane Huchard decide di studiare la batteria da autodidatta, in famiglia. In quel periodo ha 7 anni e suona insieme al padre accordatore e il fratello pianista. In seguito partecipa a diversi gruppi rock con amici, facendosi conoscere con esibizioni nei dipartimenti limitrofi.
Qualche anno più tardi, all’età di quindici anni, Stephane scopre il jazz e se ne innamora. Supera un’audizione alla scuola di batteria Dante Agonistini di Parigi, al fine di perfezionare il suo bagaglio tecnico, condizione necessaria per suonare jazz, e suona molte ore al giorno con i suoi strumenti. Il corso dura cinque anni, alla fine dei quali ottiene un premio, accompagnato dalle felicitazioni della giuria. Nel frattempo inizia il suo brillante percorso con il tamburo maggiore.

Oltre alla matrice tecnica eccezionale della batteria, la personalità di Stephane è caratterizzata da una grande curiosità e da una volontà di apertura verso tutte le musiche, vicine o lontane dal jazz, acustiche o elettriche. Dal trio passa alla big band, Stephane non ama lo spirito di alcuni puristi, fermarsi ad un genere è sbagliato, non bisogna essere statici.

Il percorso di Stephane è segnato da incontri e collaborazioni con diversi artisti, tra i quali Élizabeth Caumont, Jacques Vidal, Frédéric Sylvestre, Incroyable Jungle Beat, le Big Band Lumière, Louis Winsberg, l'Orchestre National de Jazz, Sylvain Beuf, Zool Fleisher, Nguyen Lê, Sylvain Luc, Jean-Pierre Como, Tania Maria, Marc Berthoumieux, Emmanuel Bex, François Jeanneau, Touré Touré, Alma Rosa, Laurent de Wilde, Andy Emler, Stefano Di Battista, Flavio Boltro, David Linx, Diederik Wissels, Jacky Terrasson, Romane, Stochelo Rosenberg, Sanseverino.

Uno dei momenti più importanti della carriera di Stephane è il suo incontro con la Big Band Lumiére, diretta da Laurent Cugny, dalla quale si svilupperanno diverse iniziative, a cominciare da una tournée europea, passando per la registrazione di due album ma soprattutto arrivando ad un altro eccezionale incontro, quello con il celebre arrangiatore Gil Evans. Stephan lo definiva “un mito, completo come musicista, arrangiatore, compositore, è favoloso, il mio incontro con lui è uno dei ricordi più cari che conservo”.

Nel 1999 esce il primo album di Stephane Hurchard, “Tribal traquenard”, con etichetta Blue Note, dodici temi originali e una reinterpretazione di Cole Porter, con la collaborazione di prestigiosi talenti musicali. Nel 2000 l’album è nominato poi premiato con un “Django d’oro” come migliore speranza per il primo disco.

Nel 2002, sempre presso Blue Note, esce il secondo album di Stephane, “Toutakoosticks”, registrato live nel febbraio 2001, con Pierre De Bethmann, Nicolas Folmer, Stéphane Guillaume et Rémy Vignolo.
Nonostante la formula acustica del quintetto potrebbe sembrare tradizionale, l’estetica musicale è assolutamente attuale e Stephane dimostra ancora una volta di essere una voce del jazz rivolta al futuro.

Nel 2005 registra e pubblica un nuovo album, intitolato “Buochabouches”, accompagnato sempre da talenti di spicco nel panorama musicale. Questa volta prende ispirazione da suggestioni metropolitane, da cui attinge la materia sonora per questo progetto creativo, le sue dodici composizioni, infatti, sono porte aperte sul mondo jazzistico e suburbano.